Appunti ungheresi

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Partendo dall’idea di seguire un’opera di Marinka Dallos sulle 4 stagioni, ora esposta alla scuola Lante della Rovere a Roma, che rappresenta una donna che cammina di schiena lungo un sentiero, ho sviluppato un’ipotesi di lavoro che sul piano ideale si ispira ad una particolare tecnica video, il “found footage”. (partendo da immagini del passato diventa strumento per intraprendere un viaggio verso estetiche a venire). In questa direzione le immagini della pittrice, dando il via ad un lavoro di “riciclo poetico” e nuova scrittura di immagini, idee, emozioni, avranno la possibilita’di illuminare due epoche e collegare diverse temporalità.

LE PERSONE E I LUOGHI: è la sezione centrale del progetto, uno studio  di donne fotografate mentre camminano di schiena in vari luoghi e contesti, compresa Lorinci, che andranno a comporre, su un motivo ricorrente di Marinka che segue le 4 stagioni, una mappatura della contemporaneità. L’interpretazione o reinterpretazione di un campionario sempre diverso di donne rappresenta un’operazione che per quanto vertiginosa, resta semplice nel suo principio: grazie alla reinterpretazione, attività presente in tutta la lunghezza della catena, si tratta di costruire una serie a partire da un soggetto unico. Le interpreti che eseguono questa serialità, pur avendo in comune il fatto di essere donne, si singolarizzano e si distinguono tanto per il loro livello di competenza (modelle, attrici, ballerine, imprenditrici, sportive, cantanti…) quanto per la varietà dei loro approcci. All’atteggiamento di adattamento e di mimesis riguardo al soggetto del quadro, in tal modo, si affianca la traduzione intersemiotica che la trasforma in danza, performance e fors’anche canto e grafia.

Il tutto fotografato e filmato con l’intenzione di perseguire con mezzi moderni un progetto ben preciso: accrescere l’intellegibilità ricorrendo ai sensi, a quello della vista principalmente, per dare nuovi significati a cose note. Un’altro procedimento rende possibile questa operazione, il “tentativo di esaurimento” secondo l’espressione di George Perec che ha tentato di “esaurire” un luogo parigino, Place Saint Sulpice, notando sistematicamente il passaggio delle auto, degli autobus e degli sfaccendati, così io intendo verificare il significato di quell’immagine accumulando interpretazioni, dando vita ad una “raccolta” il piu’ possibile chiusa ed esaustiva e virtualmente infinita.

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Il progetto “Appunti ungheresi”, 2013 -2015 è stato presentato durante la fiera dell’Arte Contemporanea ABC a Berlino nel Museo Dalí Berlin dal 17 al 20 settembre 2015 in occasione dell’evento “Dream Art”

Ringrazio per la collaborazione e partecipazione al progetto:

  • Fondazione La casa totiana, Roma, nelle persone di Pia Toti Abelli e Miriam Denes
  • Museo Dalí, Berlino
  •  Le Istituzioni civiche e la cittadinanza di Lorinci, Ungheria.
  • Interpreti e “non” interpreti che hanno contribuito a questa realizzazione

Presentazione del lavoro ungherese a Berlino.
Installazione:
montaggio a terra, calpestabile, formato da carte fotografiche e fermacarte consistenti in cubi di plexyglass contenenti terra.

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A Roma e a Budapest il lavoro/viaggio si sarebbe avvolto su se stesso e spento in uno slancio celebrativo. Dopo tutto il progetto era nato come esperienza in sè: un viaggio e una scrittura su alcune ipotesi di lavoro. Semplicemente appunti che potessero viaggiare su linee intermedie, evocando tematiche spesso sofisticate e straordinariamente legate alle vicende intime di ogni artista. La scommessa con il futuro era di verificare se la portata di quel diario intimo non fosse priva di prospettiva. Occorreva un forte contrasto per ridare tensione poetica al lavoro e ricostruire uno scenario ulteriore, che appartenesse a un tempo futuro, pur manifestandosi, per frammenti nel presente. Un contrasto e un nuovo slancio contemporaneamente, una nuova partenza e Berlino rappresentava per me tutto questo: muro, crollo, apertura di nuovi orizzonti, sogno. L’installazione rappresenta un distillato del progetto in toto, un’esperienza reale che si regge sul principio dell’accumulazione dei singoli immaginari creati da me intorno ad un’unica opera, “Le Quattro Stagioni”, giocando a ricreare le coordinate magiche di quel viaggio solitario per inscenare il grande spettacolo di una pittura brulicante di vita.